domenica, 30 marzo 2008

Questo week end ho seguito le prime due giornate del Corso II livello in Coaching Strategico presso la Scuola di Comunicazione e Problem Solving, divisione del Centro di Terapia Strategica di Giorgio Nardone e del grande Paul Watzalwick (purtroppo recentemente scomparso).

"La strategica", come la chiamano i seguaci, è una teoria psicologica di tipo cosiddetto debole, che propone modelli non normativi ma pragmatici. L'obiettivo è infatti avere a disposizione strumenti e tecniche il più possibili efficaci ed efficienti per intervenire su situazioni disfunzionali ripristinando livelli accettabili di funzionalità, e non "spiegare" il perché delle disfunzionalità. E questo sia perché (assunto pragmatico) la conoscenza della causa di una disfunzionalità non è condizione né necessaria né sufficiente per intervenire positivamente su di essa, sia perché (assunto ontologico) in sistemi complessi (quali il comportamento umano ma anche quello delle organizzazioni) le "cause prime" non esistono, e comunque ammesso che esistessero sarebbero inconoscibili da chi di quel sistema fa parte (assunto epistemologico).

Il risultato sono i processi di intervento che sto apprendendo: non sequenziali, flessibili, dialogici, autocorrettivi, ridondanti... insomma un casino da imparare in teoria, l'unico apprendimento possibile è il "by doing" cazzarola ... e tutto cio' mi richiama tanto il 2.0 ... tra l'altro anche chiamarli processi è intrinsecamente sbagliato, e  Nardone parla di tecnologie: quando gliel'ho sentito dire la prima volta mi si è accapponata la pelle, ma forse adesso comincio a capire che ha un senso. Forse :)

Cosi' oggi, mentre mi trovavo a cogliere per la prima volta con tanta chiarezza che uno dei miei copioni disfunzionali (self coaching ;) è la ricerca dell' IPERSOLUZIONE , la conclusione definitiva che tutto spiega e tutto rende possibile, mi è venuto spontaneo il parallelo con la riflessione finale di Joi Ito durante il dibattito sulla Digital Prosperity di cui ho reso conto nel mio post di ieri.

PS: Watzlawick è stato un maestro. Ha fatto e insegnato cose grandi. Una per tutte: insieme a Beavin e a Jackson, ha scritto Pragmatica della Comunicazione Umana,  uno dei libri da salvare dal diluvio universale.

postato da: AdriRips alle ore 19:20 | Permalink | commenti
categoria:psicologia, fuzzy
sabato, 29 marzo 2008

Organizzata nell'ambito del More than Zero Cross Media Festival, una tavola rotonda sulla "Digital Prosperity". Parlano Luca De Biase, Derrick De Kerckhove, Joi ItoSalvo Mizzi,  David Orban, Federico Rampolla, Giampaolo Toriello, modera Francesco Sacco.

Si parla di molto e di tutto (troppo?), io ho appuntato:

  • economia della felicità, basata sulla considerazione che l'ampliamento delle relazioni, la cultura, un rapporto piu' armonioso con l'ambiente, cioe'  tutto quanto il 2.0 favorisce, producono soddisfazione di più lungo periodo rispetto ai consumi (De Biase)
  • un "indice della prosperità" che vada a complementare (o sostituire?) il PIL come indicatore dello stato di salute di un paese (Mizzi)
  • simili indicatori nei bilanci delle imprese (ancora De Biase, credo)
  • dalle rigididità delle gerarchie centralizzate alla infinita plasticità delle reti , dal modello meccanicistico a quello organico, per produrre strutture (sociali, aziendali, economiche, di pensiero, ecc) meno fragili, perché più facili al cambiamento, anzi mutanti per definizione (Orban)
  • superamento del concetto di "punto di vista", nato non a caso nel Rinascimento (la prospettiva) insieme all'individualismo e all'età moderna (De Kerckhove)
  • se tu mi dai un prodotto e io ti do un euro, io ho un prodotto e tu hai un euro; se tu mi dai un'idea e io ti do' un'idea, abbiamo ciascuno due idee (Rampolla)
  • il valore etico del 2.0, il ricambio della classe politica che sta di fatto generando (Joi Ito)
  • il 2.0 abbatte le barriere all'entrata per le imprese e noi siamo per vocazione il paese delle piccole imprese, può essere il volano che riavvia la mobilità sociale in questo momento bloccata, servono politiche infrastrutturali che incoraggino l'assunzione di rischi (Toriello)
  • i ritardi dell'Italia (un po' tutti), ma anche la tendenza tutta italiana ad autodenigrarsi (De Biase)
  • serve WIFI ovunque libero per tutti! (De Kerckhove, molto applaudito su questo - e non solo- dalla parte più giovane della platea)
  • attenzione a non imbarcarvi in immensi progetti, fate piccole cose, preoccupatevi solo di dare alle persone gli spazi e poi saranno loro a costruire (Joi Ito, esempio pratico di applicazione al dibattito della filosofia 2.0!)
postato da: AdriRips alle ore 09:15 | Permalink | commenti (2)
categoria:media, fuzzy
sabato, 29 marzo 2008

  Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?

postato da: AdriRips alle ore 01:00 | Permalink | commenti
categoria:politica