Tutto in questa mostra era una sfida. Riportare alla ribalta second life dopo che tanti media mainstream l'avevano data per morta. Parlarne come ambiente di espressione artistica invece che di compravendita di case. Rendere fruibili in real life opere nata per essere fruite secondo modalità diverse. E farlo in uno spazio, la sezione antropologica del Museo di Storia Naturale di Firenze, già di per sé ricchissimo di oggetti, stimoli, testimonianze.
Beh, la sfida è diventata una leva. Le opere virtuali, o meglio le loro trasduzioni fisiche (che di volta in volta possono essere una tela stampata, un video, un taccuino di viaggio, un oggetto totemico...) entrano in un rapporto incredibilmente dinamico con i reperti etnografici. Si mischiano fino a confondersi, reperti fra i reperti, per poi improvvisamente emergere con tratti, colori e materiali che rompono con ciò che li circonda. Si comprendono laddove parlano lingue simili (i cloni di Marco Manray e le mummie, gli strumenti di disegno della Nuova Guinea e le donne tatuate di Frieda Korda) ma si oppongono perché rimandano a significati diversi e spesso inconciliabili.
Il risultato è una mostra vibrante, viva, che chiama la partecipazione di chi guarda sollecitandolo a interpretare, a pensare e a dire la propria. E anche questo è nello spirito di second life, un mondo che ha il suo fascino e la sua difficoltà proprio nel fatto che rende possibile ma anche ineludibile la partecipazione attiva di chi lo frequenta alla costruzione dei suoi significati. Your world, your imagination :)
Qui sotto il video che Fabio Fornasari ha realizzato montando a passo uno le foto del suo allestimento.