lunedì, 24 novembre 2008

Era parecchio che non tornavo su Second Life, che in questo momento è meno presente nella mia vita.

Stasera però una piccola folgorazione, qualcosa che risale al mio viaggio a Londra di dieci giorni fa ma che solo oggi ho colto. All'interno della mostra Wouldn't it be nice di cui ho già parlato ho trovato anche una sintesi perfetta di quel che significa second life per me: una maquette, un modello in scala di mondi possibili. Ma non per questo qualcosa di destinato a compiersi solo sviluppandosi "in grande", dal vero, in real life insomma.  Piuttosto, una rappresentazione in scala ridotta e quindi più comprensibile e manipolabile di possibilità altre, parallele o alternative non importa, che ha il suo valore anche e soltanto in quanto tale.

Proprio come le maquette raccontate da Jurgen Bey:

 

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categoria:luoghi, creatività, second life, wouldnt it be nice
lunedì, 17 novembre 2008

 Francis Bacon alla Tate Britain: orribile e magnificente, il suo è espressionismo all'ennesima potenza, ed è una potenza terrificante perché è come trattenuta , mai immediata. Spesso le sue opere nascono dallo studio di altre opere (il ritratto di papa Innocenzo  X  di Velazquez è stato la sua ossessione), di fotografie, disegni, tavole di anatomia... come se le rappresentazioni fossero l'unica forma di reale di cui gli era possibile dare conto.

Runa Islam 'Be The First To see What You see As You see It', 2004 Sempre alla Tate, le nominations del premio Turner per giovani artisti. Fra i nominati Runa Islam, con in mostra tre video. Qui la foto di "Be The First To see What you see As you see it", storia delicata e violenta di servizi di porcellana che vanno in pezzi in slow motion. Ma quello che mi ha colpito di più, e di cui non ricordo il titolo, era  l'esplorazione minuziosa di una specie di  officina / deposito ad opera di una telecamera guidata dal computer, una sorta di occhio perfetto e privo di emozioni che ad ogni movimento rivelava nuovi particolari della scena con lo stesso dstacco professionale di un patologo impegnato in una dissezione anatomica. Brrrrrr...

© Per Tingleff Alla Somerset House infine, qualcosa di più "nice". "Wouldn't it be nice..." si intitola infatti la collettiva che mette in mostra "modeste utopie possibili" ad opera di giovani designer europei. Carte double face per giocare anche con quelle dell'avversario (Ryan Gander), automobili di gommapiuma rivestite in pelle da portare in salotto (Blessed), musei racchiusi in un lenzuolo che si può stendere sul marciapiede e richiudere al volo se arriva la polizia (Martì Guixé), mobili-contenitori per riporre le mille cose inutili e indispensabili che stipiamo in casa realizzati assemblando pezzi disparati di altri mobili tirati giù dalla soffitta (Martino Gamper), svariati oggetti "per personalità fragili in tempi ansiosi " come i piccoli funghi atomici da tenere abbracciati stretti tipo orso di peluche (Dunne & Raby and Michael Annastassiades) ... e, sempre di Dunne & Raby, quattro robot impagabili tra cui quello della foto: allegro, intelligente e un po' petulante, è intrappolato in un corpo appena abbozzato e dipende in tutto e per tutto dal suo padrone per potersi muovere... :)

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categoria:arte, media, creatività, francis bacon, runa islam, wouldnt it be nice
domenica, 16 novembre 2008

Ieri sera a Londra a vedere WWRY ovvero We Will Rock You, il musical-tributo ai Queen in scena al Dominion Theatre da oltre sei anni. Trama banalotta: gruppo di giovani ribelli che sulle note dei Queen e in nome della loro musica si rivolta contro un mondo che li vuole tutti omologati. E anche un po' fastidiosamente nostalgica, perché il mondo cattivo è quello di oggi, con la rete e i social network presentati come oppio dei popoli (il nuovo ga-ga world ;) sotto il dominio della onnipresente Globalsoft corporation ... mentre immaginazione, energia e vero amore naturalmente appartengono al passato, al rock puro e incontaminato delle  origini (che poi, insomma... ai puristi il glam-rock dei Queen fa pure orrore!), musica mitica e perduta che i ribelli ritrovano e, nel trionfante finale, fanno gloriosamente risorgere...

Però: l'impianto scenico è notevole, musicisti e cast sono eccezionali, la musica emozionante persino senza Freddy (ieri sera c'era anche Roger Taylor a suonare), i dialoghi sono spesso intrisi di humour inglese che salva dalla melassa... e poi c'è lei, la cattivissima spietata dittatrice del nuovo mondo che come personaggio vale, da sola, l'intera serata:
Workers of Globalsoft, Junior Executives, Senior Executives, Vice Presidents, Presidents, Chairmen, Chairwomen, Chair-Transexuals and Chair-Androgynous Artificially Created Life Forms, please prepare to welcome the Chief Executive Officer of Globalplanet Worldwide: www.killerqueen@globalsoft.com/theworld!

(peccato solo che, incredibile ma vero, la Killer Queen sia una donna: più politicamente corretto trattandosi della cattiva? :D)

 

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categoria:musica, nostalgia, queen