Foto scattata ieri sera a Chouchou, land giapponese assai magica, mentre come Ginevra suono il piano insieme ad Asian, che nella vita vera (real life) si chiama Fabio.

Il bello è che con Asian/Fabio ieri ci eravamo incontrati anche a ora di pranzo, e questa volta a Milano. Quindi in un certo senso l'incontro in second life era il prosieguo di quello reale avvenuto poche ore prima mangiando una mozzarella. In un certo senso, ma non del tutto, perché i protagonisti nei due casi non erano esattamente gli stessi... In real life IO ero IO e basta, e il mio interlocutore era Fabio, persona che conosco appena un poco visto che ad oggi ci siamo incontrati tre-quattro volte. Mentre in second life:
1) IO eravamo DUE: dietro al pc c'era la picchiatasti come la definirebbe Nicoletti, che poi equivale alla IO che aveva pranzato con Fabio poche ore prima; mentre dentro allo schermo c'era l'avatar Ginevra. Sono entrambe IO, ma non sono la stessa cosa. Ginevra vede e sente e parla e si muove attraverso di me, ma fa cose che io non so fare (ad esempio suonare il piano ;), ha una fiammeggiante chioma rossa che sinceramente le invidio ed è, beata lei, forever young... non fosse che per queste tre cose, mi fa provare cose (percezioni, sensazioni, emozioni) diverse.
2) Invece il mio interlocutore nella mia percezione era uno solo: Asian, che per me racchiude Fabio (e non viceversa): perché l'ho conosciuto prima di Fabio (e oltre al senso comune c'è fior di letteratura psicologica a dimostrare che la prima impressione è quella che conta :), e perché, avendolo incontrato miriade di volte, mi sembra di conoscerlo molto meglio di Fabio.
... dottore, è grave? :D

categoria:psicologia, introspezione, identità , second life



