Questo week end ho seguito le prime due giornate del Corso II livello in Coaching Strategico presso la Scuola di Comunicazione e Problem Solving, divisione del Centro di Terapia Strategica di Giorgio Nardone e del grande Paul Watzalwick (purtroppo recentemente scomparso).
"La strategica", come la chiamano i seguaci, è una teoria psicologica di tipo cosiddetto debole, che propone modelli non normativi ma pragmatici. L'obiettivo è infatti avere a disposizione strumenti e tecniche il più possibili efficaci ed efficienti per intervenire su situazioni disfunzionali ripristinando livelli accettabili di funzionalità, e non "spiegare" il perché delle disfunzionalità. E questo sia perché (assunto pragmatico) la conoscenza della causa di una disfunzionalità non è condizione né necessaria né sufficiente per intervenire positivamente su di essa, sia perché (assunto ontologico) in sistemi complessi (quali il comportamento umano ma anche quello delle organizzazioni) le "cause prime" non esistono, e comunque ammesso che esistessero sarebbero inconoscibili da chi di quel sistema fa parte (assunto epistemologico).
Il risultato sono i processi di intervento che sto apprendendo: non sequenziali, flessibili, dialogici, autocorrettivi, ridondanti... insomma un casino da imparare in teoria, l'unico apprendimento possibile è il "by doing" cazzarola ... e tutto cio' mi richiama tanto il 2.0 ... tra l'altro anche chiamarli processi è intrinsecamente sbagliato, e Nardone parla di tecnologie: quando gliel'ho sentito dire la prima volta mi si è accapponata la pelle, ma forse adesso comincio a capire che ha un senso. Forse :)
Cosi' oggi, mentre mi trovavo a cogliere per la prima volta con tanta chiarezza che uno dei miei copioni disfunzionali (self coaching ;) è la ricerca dell' IPERSOLUZIONE , la conclusione definitiva che tutto spiega e tutto rende possibile, mi è venuto spontaneo il parallelo con la riflessione finale di Joi Ito durante il dibattito sulla Digital Prosperity di cui ho reso conto nel mio post di ieri.
PS: Watzlawick è stato un maestro. Ha fatto e insegnato cose grandi. Una per tutte: insieme a Beavin e a Jackson, ha scritto Pragmatica della Comunicazione Umana, uno dei libri da salvare dal diluvio universale.