martedì, 08 luglio 2008

OldFolk.jpgDi solito è un tema di cui leggiamo e dibattiamo solo riferendoci all'Italia. Ma come sempre non siamo né unici né soli, e questo articolo racconta come l'invecchiamento della popolazione sia anche un fenomeno USA dove l'età media dei capofamiglia, in costante crescita, ha raggiunto i 50 anni.

L'articolo si sofferma sulle implicazioni del fenomeno per il marketing, dato che è da queste famiglie cosiddette anziane che provengono i maggiori aumenti nei consumi.

Ma l'aspetto che trovo più interessante è quel che si nasconde sotto il dato medio: il divario crescente, in termini di età della popolazione, tra l'Est prevalentemente bianco e sempre più anziano e l'Ovest  giovane e multirazziale.

Allargando lo sguardo sembra che nel mondo si stia producendo una faglia generazionale tra i continenti che affacciano sull'Atlantico e quelli del Pacifico. Oltre al Digital, avremo anche il Generational Divide?

postato da: AdriRips alle ore 10:38 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, marketing, vecchietti, fuzzy, faglia
lunedì, 21 aprile 2008

Repubblica.it pubblica questo articolo che, tra l'altro, racconta di come le azioni di protesta messe in atto dai lavoratori IBM su Second Life,  quindi  azioni virtuali, o comunque situate in una dimensione seconda rispetto alla  vita vera,  abbiano raggiunto gli obiettivi desiderati, ovvero prodotto effetti che piu' veri non si puo' : soldi.

Premesso che non ho idea della % di verità di quanto racconta l'articolo  (per principio mi aspetto che sia contenuta, in particolare quando l'argomento e' Second Life...;),  mi colpisce anche perché il passaggio che in questo momento sto facendo nella mia esperienza personale riguarda proprio l'entrata in comunicazione di virtuale e reale, o forse, meglio, di esplorazione e abitudini consolidate (routine?). 

Nei fatti questo significa semplicemente aver rivelato la mia identità in SL e incontrare con la mia faccia fisica persone conosciute li' con la mia faccia da avatar.  L'esperienza che ne faccio è di un processo di contaminazione fra le due vite, e questo genera in me aspettattive di  sorpresa, arricchimento, evoluzione ...  

(anche se nel fondo c'e' anche un sottile strato di malinconia... mi ricorda quando ho deciso che non giocavo piu' con le bambole e le ho regalate via ... sniff ;) 

postato da: AdriRips alle ore 10:52 | Permalink | commenti (1)
categoria:second life, fuzzy
domenica, 30 marzo 2008

Questo week end ho seguito le prime due giornate del Corso II livello in Coaching Strategico presso la Scuola di Comunicazione e Problem Solving, divisione del Centro di Terapia Strategica di Giorgio Nardone e del grande Paul Watzalwick (purtroppo recentemente scomparso).

"La strategica", come la chiamano i seguaci, è una teoria psicologica di tipo cosiddetto debole, che propone modelli non normativi ma pragmatici. L'obiettivo è infatti avere a disposizione strumenti e tecniche il più possibili efficaci ed efficienti per intervenire su situazioni disfunzionali ripristinando livelli accettabili di funzionalità, e non "spiegare" il perché delle disfunzionalità. E questo sia perché (assunto pragmatico) la conoscenza della causa di una disfunzionalità non è condizione né necessaria né sufficiente per intervenire positivamente su di essa, sia perché (assunto ontologico) in sistemi complessi (quali il comportamento umano ma anche quello delle organizzazioni) le "cause prime" non esistono, e comunque ammesso che esistessero sarebbero inconoscibili da chi di quel sistema fa parte (assunto epistemologico).

Il risultato sono i processi di intervento che sto apprendendo: non sequenziali, flessibili, dialogici, autocorrettivi, ridondanti... insomma un casino da imparare in teoria, l'unico apprendimento possibile è il "by doing" cazzarola ... e tutto cio' mi richiama tanto il 2.0 ... tra l'altro anche chiamarli processi è intrinsecamente sbagliato, e  Nardone parla di tecnologie: quando gliel'ho sentito dire la prima volta mi si è accapponata la pelle, ma forse adesso comincio a capire che ha un senso. Forse :)

Cosi' oggi, mentre mi trovavo a cogliere per la prima volta con tanta chiarezza che uno dei miei copioni disfunzionali (self coaching ;) è la ricerca dell' IPERSOLUZIONE , la conclusione definitiva che tutto spiega e tutto rende possibile, mi è venuto spontaneo il parallelo con la riflessione finale di Joi Ito durante il dibattito sulla Digital Prosperity di cui ho reso conto nel mio post di ieri.

PS: Watzlawick è stato un maestro. Ha fatto e insegnato cose grandi. Una per tutte: insieme a Beavin e a Jackson, ha scritto Pragmatica della Comunicazione Umana,  uno dei libri da salvare dal diluvio universale.

postato da: AdriRips alle ore 19:20 | Permalink | commenti
categoria:psicologia, fuzzy