martedì, 15 settembre 2009
Quando ero professionalmente pischella li chiamavo "esempio concreto", appresi velocemente che facevo una meglio figura se parlavo di case history  (per gli amici case). Adesso se non dici best practice
(per gli amici best?) non sei nessuno.
postato da: AdriRips alle ore 21:43 | Permalink | commenti
categoria:parole, media, marketing, for fun
sabato, 31 gennaio 2009

Narrano le cronache che un tempo per guardare la tele ci si riuniva al bar o nelle case dei pochi che possedevano un televisore. E avrete sentito anche voi i racconti dei cinema che, per non rimanere deserti le sere in cui andava in onda Lascia o Raddoppia, lo trasmettevano prima del film. La fruizione della tele allora era forzatamente collettiva, condivisa, partecipata.

Oggi arriva Facebook Connect (qui una spiegazione semplice e abbastanza esaustiva)   per fruire da Facebook dei contenuti di qualsiasi partner che decida di accordarsi: possono essere siti, ma anche altri produttori professionali di contenuti. Comprese quindi le televisioni. 

Io l'ho provato con il discorso di Obama trasmesso da CNN e l'esperienza è stata sensazionale, come guardarlo con gli amici in salotto (o al bar :) con il piacere di condividere e commentare, solo che gli amici sono tutti quelli possibili di Facebook . Credo si tratti di uno snodo cruciale: per Facebook che forse ha trovato il modo per fare soldi e sopravvivere anche all'inevitabile fine dell'hype, così come per la televisione che forse riuscirà a riprendersi le audience perse.

A quanto c'è scritto sull'edizione cartacea del Corriere della Sera di oggi, non sono la sola a pensarlo: in USA  i capi dei grandi network dichiarano che la tele, così fruita, si ricandida ad essere il social media per eccellenza.  La domanda è: sarà Facebook con dentro CNN o RAI o Mediaset che sia, o avremo CNNbook, Raibook e Mediabook? 

Edit: cosi' tornerei volentieri a guardare anche il festival di sanremo :D

 

postato da: AdriRips alle ore 02:20 | Permalink | commenti (1)
categoria:media, televisione, partecipazione, social media, facebook
lunedì, 17 novembre 2008

 Francis Bacon alla Tate Britain: orribile e magnificente, il suo è espressionismo all'ennesima potenza, ed è una potenza terrificante perché è come trattenuta , mai immediata. Spesso le sue opere nascono dallo studio di altre opere (il ritratto di papa Innocenzo  X  di Velazquez è stato la sua ossessione), di fotografie, disegni, tavole di anatomia... come se le rappresentazioni fossero l'unica forma di reale di cui gli era possibile dare conto.

Runa Islam 'Be The First To see What You see As You see It', 2004 Sempre alla Tate, le nominations del premio Turner per giovani artisti. Fra i nominati Runa Islam, con in mostra tre video. Qui la foto di "Be The First To see What you see As you see it", storia delicata e violenta di servizi di porcellana che vanno in pezzi in slow motion. Ma quello che mi ha colpito di più, e di cui non ricordo il titolo, era  l'esplorazione minuziosa di una specie di  officina / deposito ad opera di una telecamera guidata dal computer, una sorta di occhio perfetto e privo di emozioni che ad ogni movimento rivelava nuovi particolari della scena con lo stesso dstacco professionale di un patologo impegnato in una dissezione anatomica. Brrrrrr...

© Per Tingleff Alla Somerset House infine, qualcosa di più "nice". "Wouldn't it be nice..." si intitola infatti la collettiva che mette in mostra "modeste utopie possibili" ad opera di giovani designer europei. Carte double face per giocare anche con quelle dell'avversario (Ryan Gander), automobili di gommapiuma rivestite in pelle da portare in salotto (Blessed), musei racchiusi in un lenzuolo che si può stendere sul marciapiede e richiudere al volo se arriva la polizia (Martì Guixé), mobili-contenitori per riporre le mille cose inutili e indispensabili che stipiamo in casa realizzati assemblando pezzi disparati di altri mobili tirati giù dalla soffitta (Martino Gamper), svariati oggetti "per personalità fragili in tempi ansiosi " come i piccoli funghi atomici da tenere abbracciati stretti tipo orso di peluche (Dunne & Raby and Michael Annastassiades) ... e, sempre di Dunne & Raby, quattro robot impagabili tra cui quello della foto: allegro, intelligente e un po' petulante, è intrappolato in un corpo appena abbozzato e dipende in tutto e per tutto dal suo padrone per potersi muovere... :)

postato da: AdriRips alle ore 00:51 | Permalink | commenti
categoria:arte, media, creatività, francis bacon, runa islam, wouldnt it be nice