domenica, 08 febbraio 2009

Immagini:  praticamente ogni servizio che i media dedicano ad Eluana Englaro è accompagnato dalle foto di lei giovane e ridente, piena di vita.  E siccome uno di meccanismi più semplici e potenti attraverso cui creiamo le nostre rappresentazioni del mondo è l'associazione di stimoli che troviamo ripetutamente accoppiati, tutti credo (anche io) se pensiamo Eluana con gli occhi della mente la vediamo "spontaneamente" così. Quel che razionalmente sappiamo, che questa persona da  17 anni è in coma vegetativo, tenuta in vita nutrendola artificialmente, non ha immagini, non ha una rappresentazione associata. Ho sentito alla radio un medico dire che una persona nelle sue condizioni è "come pietrificata". Ma non l'abbiamo mai vista così (perché  suo padre evidentemente non vuole, e dio sa quanto gli farebbe comodo far girare qualche foto di soppiatto) e fatichiamo ad immaginarla. La razionalità  fa fatica a prendere il sopravvento sui meccanismi semplici che ci portano a concludere: si vuole ammazzare una bella ragazza. Proviamo un senso di ingiustizia (i ragazzi non devono morire, se sono belli in qualche modo ancora meno). I media continuano a pubblicare foto, e ci sguazzano.

Parole: evidentemente le lesioni cerebrali che Eluana ha riportato non hanno intaccato il suo  sistema nervoso autonomo, ragione per cui respira (nonché forse ovula, come ci hanno graziosamente voluto far sapere). Questo fa sì che, se nutrito, il suo organismo sopravviva. Però Eluana oggi è solo questo, un'organismo i cui organi interni continuano a funzionare, e nulla più. Non ha coscienza di sé, non soffre (o se prova dolore non ha coscienza di provarlo: riuscite a immaginare cosa significhi questo? io no, ma esiste) e non gioisce (idem come sopra). Immaginando di mettermi dal suo punto di vista, di quella che è adesso, credo che esserci o non esserci per lei non faccia alcuna differenza perché, già da 17 anni, non c'è. La differenza però esiste per suo padre, che ritiene che sua figlia di 17 anni fa, quella che lui porta nel cuore (lui, non noi, che portiamo solo le sue foto di allora viste oggi) non avrebbe voluto questo. Solo che per interrompere "questo" occorre sospendere la nutrizione forzata.  Cioè fare qualcosa che per i nostri meccanismi semplici è semplicemente inconcepibile. Tendiamo a dimenticare l'aggettivo "forzata", mentre ci rimane bene impressa in mente la parola "alimentazione" perché sono per noi istinti primordiali sia mangiare, sia nutrire, dare da mangiare (e da bere) a chi riteniamo ne abbia bisogno: istinti, pulsioni  che esistono prima di qualsiasi spiegazione e che si sono sviluppati perché funzionali alla sopravvivenza  della specie. Decidere di "smettere di nutrire" qualcuno è contrario ai programmi del nostro dna. Non solo, ma perché l'organismo di Eluana muoia ci vuole inevitabilmente del tempo dal momento della sospensione della nutrizione forzata. E anche se sappiamo che non soffre, e che verrà in ogni caso sedata, è di nuovo molto difficile per la nostra razionalità prendere il sopravvento sui meccanismi semplici, che ci portano a concludere: si vuole lentamente e atrocemente far morire di fame e di sete quella ragazza. Proviamo un moto d'orrore. I media pubblicano titoli a 6 colonne "Per favore, almeno datele da bere!" e ci sguazzano.  

Molto altro ci sarebbe da dire sulle strumentalizzazioni, soprattutto di questi ultimi giorni, su quelle è molto più facile esprimersi, no?

Appunto: la storia di Eluana in sé, invece, è e rimane scomoda, comunque la si pensi. Perché ci chiede di decidere se seguire il nostro "io semplice" o quello riflessivo, che sono su posizioni inconciliabili. Io ho scelto il secondo, ma questo non significa che non senta anche il primo. Le parole,e prima ancora i pensieri, sono difficili.

Una mia amica ha postato su Facebook una poesia di Ceronetti, eccola:

Urlate urlate urlate urlate.
Non voglio lacrime. Urlate.
Idolo e vittima di opachi riti
Nutrita a forza in corpo che giace
Io Eluana grido per non darvi pace
Diciassette di coma che m’impietra
Gli anni di stupro mio che non ha fine.
Una marea di sangue repentina
Angelica mi venne e fu menzogna
Resto attaccata alla loro vergogna
Ero troppo felice? Mi ha ghermita
Triste fato una notte e non finita.
Gloria a te Medicina che mi hai rinata
Da naso a stomaco una sonda ficcata
Priva di morte e orfana di vita
Ho bussato alla porta del Gran Prete
Benedetto: Santità fammi morire!
Il papa è immerso in teologica fumata
Mi ha detto da una finestra un Cardinale
Bevi il tuo calice finché sia secco
Ti saluta Sua Santità con tanto affetto
Ho bussato alla porta del Dalai Lama.
Tu il Riverito dai gioghi tibetani
Tu che il male conosci e l’oppressura
Accendimi Nirvana e i tubi oscura
Ma gli occhi abbassa muto il Dalai Lama
Ho bussato alla porta del Tribunale
E il Giudice mi ha detto sei prosciolta
La legge oggi ti libera ma tu domani
Andrai tra di altri giudici le mani.
Iniquità che predichi io gemo senza gola
Bandiera persa qui nel gelo sola
Ho bussato alla porta del Signore
Se tu ci sei e vedi non mi abbandonare
Chiamami in cielo o dove mai ti pare
Soffia questa candela d’innocente
Ma il Signore non dice e non fa niente
Ho bussato alla porta del padre mio
Lui sì risponde! Figlia ti so capire
Dolcissimo io vorrei darti morire
Ma c’è una bieca Italia di congiura
Che mi sentenzia che non è natura
E il mio papà piangeva da fontana
Me tra ganasce di sorte puttana.
Cittadini, di tanta inferta offesa
Venga alla vostra bocca il sale amaro.
Pensate a me Eluana Englaro

postato da: AdriRips alle ore 23:34 | Permalink | commenti
categoria:psicologia, introspezione
venerdì, 01 agosto 2008

Post dedicato a  Roberta per sorridere insieme delle pene della sua ultima giornata di lavoro :)

Prima affrontiamo il problema nella prospettiva del calcolo delle probabilità:

Poniamo che la prassi sia presentare al cliente 4 alternative e che ci sia il 50% di probabilità che ti chieda di rilavorare, che tu gli ripresenti due alternative e che ci sia il 25% di probabilità che lui ti chieda ecc e che tu gli presenti infine 1 sola alternativa e che lui santodio la approvi. Avremo che in media tu e la tua squadra per arrivare al risultato avrete lavorato su 4 + (2 x 0,5) + (1 x0,5) = 5,5 alternative

Se invece la prassi fosse presentare al cliente 1 sola proposta e ci fosse il 90% di probabilità che ti chieda di rilavorare e tu presentassi 1 sola nuova proposta con il 70% di probabilità di dover rilavorare, poi ancora 1 proposta con il 30% e infine 1 proposta che santodio viene approvata anche lei, avremmo: 1+ 0,9 + 0,7 + 0,3 = 2,09, arrotondando 3. Se moltiplichi la differenza fra i due scenari per tutte le campagne che curi in un anno sai quanto tempo e sangue amaro risparmiato?

Brava intelligentona, potresti dirmi,  mica si puo' ragionare cosi' !  Intanto nel secondo scenario che delinei ci sono quattro passaggi invece che tre e sai benissimo che si lavora sempre sotto scadenza e anche un passaggio in piu' è disastroso. E poi cmq presentarmi con una sola alternativa non posso proprio farlo, ché il cliente pensa che non ci abbiamo lavorato abbastanza, mi contesta tutto, perdo proprio il cliente altro che i tuoi calcoletti probabilistici ;) Bisogna essere Gavino (o Oliviero o....) per poterlo fare.

E qui ti frego, perche' faccio scendere in campo la psicologia, ed il potentissimo concetto del "priming". Che è quel curioso fenomeno molto studiato sperimentalmente per il quale, se prima di eseguire un compito qualsiasi ricevi un certo "innesco"  ascoltando una parola, o vedendo un'immagine, o avendo una certa esperienza, tenderai ad eseguire il compito facendo riferimento al significato di quell'innesco. Gli esperimenti piu' classici: il compito era inventare dei significati per delle parole sconosciute, prima del compito con una scusa ad un gruppo vengono raccontate storie di situazioni serene e all'altro di situazioni angosciose, oppure ad uno mostrate immagini di fiori e all'altro di animali... indovina verso dove andavono poi i significati che ciascun gruppo "inventava" per le parole? La teoria che c'e' dietro al priming è quella delle "reti semantiche" in cui sarebbero strutturate le conoscenze ed esperienze che abbiamo in memoria: quando si attiva un nodo della rete,  questo propaga delle "onde" verso gli altri nodi ai quali è collegato che quindi a loro volta si attivano. E c'e' anche chi sostiene che sottostante a questa struttura di organizzazione dei significati c'e' un'omologa struttura di organizzazione neuronale.  (se poi tutto questo ti fa venire in mente roba 2.0 beh non  sbagli ;)

Tornando a noi: ogni volta che presenti delle ALTERNATIVE stai anche, che tu lo voglia o no, "innescando" nella mente del tuo interlocutore quel campo semantico, cioè portandolo a ragionare in termini di alternative: quelle che gli hai presentato...ma anche tutte le infinite altre che possono esistere nell'universo :D  E' vero che presentarsi con una sola proposta comporta parecchi rischi di relazione, ma ti mette anche nella condizione di partenza ideale per poi convincere (retoricamente, persuasivamente, ipnoticamente ;) il tuo interlocutore che è una sola perché è la migliore possibile...  e se  la proposta in sé è effettivamente buona, interessante, non banale, beh allora  i miei calcoli sopra sono anche sbagliati per eccesso, perché le probabilità che ti chieda di rilavorarci non sono certo del 90%, ma a malapena del 10% direi :) 

Questo è, banalmente ma mica tanto, il segreto dei grandi creativi che credo di avere imparato lavorando. Ogni tanto me ne dimentico anche io, grazie per avermelo fatto ripassare :)

E soprattuto: BUONE VACANZE :*

 

 

 

postato da: AdriRips alle ore 16:39 | Permalink | commenti
categoria:psicologia, marketing, creatività, for fun
venerdì, 18 luglio 2008

A complicare ulteriormente le cose sul piano dell'identità, com'è noto in second life si può avere più di un avatar, e nulla vieta che i propri diversi avatar abbiano comportamenti,  personalità, stili e magari anche generi diversi...

Su questo aspetto si possono invocare mille contorcimenti psicologici, ma a volte avere un avatar di scorta può semplicemente essere utile:  come è successo ieri al mio amico Asian. Causa disservizi tecnici della piattaforma non è riuscito a loggare, e quindi ha mandato a fare le sue veci l'avatar-di-servizio Gagarin... il quale, essendo nulla più che un avatar di paglia, mi si è parato davanti tipo fantasma, senza un'identità precisa  e per nulla strafigo... a parte che aveva le tette, e questo lo sottolineo per la gioia di chi pensa che second life sia il regno di perverse ambiguità sessuali ;)

 

Cosa c'è di peggio che essere ridotti ad un ectoplasma, e per di più femmina? Gagarin-Asian non si è comunque perso d'animo e in men che non si dica si è confezionato un elegante vestito-maschera... questa invece è per la gioia di che pensa che second life sia un nascondiglio dai problemi della vita vera :D

Le foto sono state scattate nella land di Odyssey, dove è in corso una mostra d'arte, ovviamente virtuale... e questa infine è per la gioia di chi come me pensa che su second life si possono vedere un sacco di cose interessanti :)

postato da: AdriRips alle ore 02:11 | Permalink | commenti
categoria:psicologia, arte, identità, second life